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Il calcetto sta solo a metafora

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Bersagliato dalle critiche per la sua seconda infelice uscita sulla disoccupazione giovanile, che tuttavia, come la prima, ha il pregio di rivelarci quale miserabile ometto sia rincantucciato in quello sproposito di omone, Giuliano Poletti riesce a fare anche di peggio nel tentativo di schermirsi: «Il calcetto – dice – era metafora delle relazioni sociali».
Nulla da correggere, dunque, riguardo all’affermata priorità delle entrature rispetto ai meriti, che indubbiamente oggi è realtà di fatto, come d’altronde è dimostrato proprio da chi non si capisce con quali meriti sieda a capo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, visti i risultati della sua azione di governo: solo l’essere riuscito a tessere una solidissima rete di relazioni sociali può spiegarlo, e per farsi un’idea di quale genere basta aver letto Falce e carrello(Bernardo Caprotti, Marsilio 2007), spaccato di un affresco antropologico prima che economico e politico.
Sta di fatto che Giuliano Poletti non si è affatto limitato a fotografare una realtà di fatto: ben lungi dal definirla odiosamente iniqua nei confronti di chi fra i suoi meriti non può vantare quello di essere un maneggione, l’ha legittimata come la sola possibile. In sostanza ha detto: «Così è: adeguatevi. Oppure – e qui pare evidente il richiamo a quanto disse alcuni mesi fa – andatevene all’estero, perché di chi non sa adeguarsi possiamo fare a meno, anzi, ci infastidisce averlo tra i piedi». E si può capire: uno che pretende sia dato il giusto riconoscimento ai propri meriti, e non coglie l’importanza del lasciarsi dribblare la palla da chi può restituirgli il simpatico gesto atletico con uno splendido voucher, diciamo la verità, che ci sta a fare nel paese dove il servilismo è considerata un’arte? Perché scandalizzarsi, poi? Che c’è di nuovo rispetto allo «sposi un uomo ricco» che Silvio Berlusconi dava in risposta alla precaria che gli chiedeva con quali mezzi potesse aspirare a crearsi una famiglia? 
Le chiamano gaffes, direi che invece sono i capisaldi di un vero e proprio manifesto politico. In tal senso credo che a Matteo Renzi si faccia un grave torto nel rimproverargli di non avere un progetto di società, perché gli uomini e le donne che ha portato al governo, e lui stesso, ne illustrano a dovere uno che è la fedele riproduzione della provincia di cui sono il frutto: figli di intrallatori perennemente attaccati al telefonino, alla Gazzetta Ufficiale, alla pagina dei necrologi, per costruire la trama di affarucoli e scambi di favore, pastette e pacche sulle spalle, simpatie e interessi, a messa la domenica e il lunedì a brigare nello studio del commercialista. Il calcetto – è evidente – sta solo a metafora. 
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zanzisap
22 hours ago
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Telavevodetto

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zanzisap
15 days ago
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Sempreverde

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La Lega è stata al governo con Berlusconi per più di dieci anni.
Ha avuto una decina di ministri-chiave, fra cui quelli dell’Interno, del Bilancio, dell’Industria, del Lavoro, dell’Agricoltura, dei Trasporti, della Giustizia, della Salute, e delle Riforme.
Ha avuto centinaia fra sottosegretari, sindaci, assessori, governatori, e boiardi.
La Lega è ancora al governo in molte zone del nord.

Eppure Matteo Salvini riesce sempre a spacciarsi per un outsider, realizzando ogni giorno il suo compito di dirottare l’incazzatura degli elettori sugli immigrati, convincendo gli italiani che la principale causa delle loro sofferenze non sia la parassitaria classe dirigente della quale anche lui fa parte da sempre, ma i profughi appena arrivati che hanno il torto di non essere annegati tutti durante il tragitto.

Esattamente come Renzi, Salvini è un politico di professione.
Dal 1993, quando fu eletto consigliere comunale di Milano.
Esattamente come Renzi, Salvini è un cazzaro.

 




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zanzisap
16 days ago
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Come vi guardiamo noi tifosi juventini

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Siccome il punto di vista degli antijuventini – in coro, uniti e indistinguibili – è piuttosto noto, pur se conscio di non rappresentare nessuno vi dico come la viviamo e pensiamo noi, così magari capite meglio il nostro punto di vista. Essendo qualche milione, con cui avete a che fare e vi relazionate quotidianamente, magari la cosa può interessarvi.

 

 

1) In generale, su questi anni juventini.

Per gli ipocriti che ci invitavano ad accettare sereni le sentenze in quanto “vedrete che dopo Calciopoli e senza Moggi ogni vostra vittoria sarà riconosciuta e ammirata”: solo 11 anni dopo il 2006, Il livello di frustrazione dei rivali è ai massimi storici.

Di questo dobbiamo ringraziare la Juventus, che se ne frega e continua a vincere, in qualunque competizione. Tifosi in altri campi apparentemente illuminati hanno definitivamente perso la testa. Commentano episodi in modo totalmente slegato dalla realtà, convinti di non vincere da 5 anni (o più) per qualche improbabile marottata dietro le quinte o sudditanza verso di noi (noi, quelli dei due rigori in 26 partite di campionato tutte in testa); li abbiamo ridotti  a sbraitare e complottare per la punizione nella propria metà campo di Chiellini o per il clamoroso contatto (!) su Albiol, dopo partite in cui non hanno fatto un tiro in porta. Li abbiamo ridotti a ridacchiare sotto i baffi quando Pjanic segna in modo regolarissimo contro il Milan, quelli protestano un minuto e poi lo annullano, segnano loro e perdiamo la partita. Altro che la punizione di Chiellini, altro che Albiol. Eppure, lì, loro a ridacchiare, noi neanche mezzo alibi per fare in modo di tornare a vincere al più presto.

 

Li abbiamo ridotti così e dopo Calciopoli giuro che non ci credevo più. Grazie, davvero.
E’ questo, il nostro primo sentimento. Reale gratitudine verso la Juve, che ha allestito una squadra eccezionale, vince da 5 anni di fila e – soprattutto – ha sempre più fame dei suoi avversari. Fin qui, suppongo, potete capirci.

 

2) Sulla partita di ieri – Juventus-Napoli 3-1

La Juve sbaglia formazione e parte malino, va sotto di un gol, potrebbe reclamare un rigore su Dybala, sbaglia il pari con Mandzukic, torna al nuovo vecchio modulo e riparte più carica, ottiene subito il rigore del pareggio, continua ad attaccare e segna con Higuain grazie a una folle uscita di Reina. 2-1 che potrebbe andar bene a entrambe, ma il Napoli, in un’azione offensiva in cui chiede un rigore – tuttora non molto chiaro, a dire il vero – si trova scoperto come neanche una squadra di Zeman sotto di tre gol al novantesimo. Dybala vede liberissimo Cuadrado, che viene steso da Reina (ok sfiorare anche il pallone, ma lo travolge e la palla rimane lì), rigore, 3-1.

Il punto è che era il Napoli, non una squadra di Zeman. E non era il 90esimo, e né erano sotto di due o tre gol. No, mancavano oltre 25 minuti alla fine della partita di andata, su un risultato agilmente ribaltabile. Primo tempo così e così di entrambe, con il Napoli che ha avuto il merito di sbloccarla, e secondo con una squadra sola in campo, che rimonta e vince meritatamente.

 

Che succede, dunque, nel post partita, per farlo diventare quello che è diventato (e che diventa sempre più spesso, dopo le vittorie della Juve?)

 

3) Il dopopartita

Dopo il nulla seguito alla prima spinta su Dybala, nel secondo tempo, con lamentele a parti invertite, i telecronisti ci avvertono più volte che sarà un dopo partita ricco di polemiche. Questo è il primo classico, che conosciamo bene: puoi tranquillamente non dare un rigore alla Juve. Ma se protestano gli altri, il post gara sarà denso di polemiche.

 

Si comincia. Ovviamente l’analisi della partita scompare dagli argomenti della serata. Una volta che una squadra protesta contro la Juve, il tema è segnato.

 

Moviola, moviola, moviola.

Volete sapere che ne pensiamo? Ecco, non ne possiamo più. Oddio, fatevela pure, la moviola, nessun problema, ma impostare l’analisi di una partita sulla moviola è roba da Biscardi anni ’80. Uno vede il braccio avanti, uno la testa; uno vede il contatto e uno no; per uno Reina non può smaterializzarsi, per l’altro travolge Cuadrado; Dybala viene spinto, ma chissà l’entità: ma davvero riuscite a fare solo sta roba? Vi divertite ancora? Non c’è una mezza idea diversa?

Per chi si illude che la Var risolverà i problemi, ecco la prova che non sarà così: nelle moviole di ieri, si è tutti d’accordo (Giuntoli, Reina e De Magistris a parte) solo sui rigori della Juve, anzi solo sul primo. Sugli altri, siamo tutti là a cercare di capire. Altro che Var, c’è tutta una cultura da cambiare.

A commentarla c’è Mario Sconcerti, che ci pare non ne possa già più.

Ogni decisione gli pare corretta, tranne – colpo di scena – il rigore negato a Dybala per una spinta nel primo tempo.

E il rigore su Albiol non concesso, c’era?

Ed è qui, nell’imbarazzo di Sconcerti, che si chiede “devo essere sincero? Sì devo essere sincero”, perché sa perfettamente che da Napoli sta partendo la lagna dell’anno ma non riesce proprio a vedere quel fallo da rigore, è conscio che lui addirittura ha visto un errore in cui è stata danneggiata la Juventus, è esattamente consapevole che invece sui giornali e tv partirà il solito processo alla Juve senza motivo, di cui deve essersi stufato anche lui che non ci ha mai amati, è qui che capiamo una volta di più che siamo al punto di ritorno. Quando Sconcerti pare sentirsi in colpa per non vedere quello che i soliti noti avranno visto di certo: i rigori per la Juve inesistenti, il rigore negato ai rivali, eccetera eccetera.

 

 

Ma il meglio, come diceva Mazzarri, deve ancora venire. Mentre su twitter esce il peggio del peggio, il giornalista Rai Varriale, ufficialmente non tifoso, twitta freddo e distaccato “arbitraggio scandaloso” e il suo Napoli invita ufficialmente a non ascoltare la cronaca Rai, su Raisport comincia lo show del Napoli, con un dirigente e Pepe Reina (alla seconda uscita infelice della serata) che pretendono di avere un microfono senza farsi fare domande: non c’era il rigore per la Juve, non c’era il secondo, c’era il nostro, arbitraggio scandaloso, squadra fantastica. Il giornalista prova a porre domande, ma viene azzittito.

 

Ci siamo ripromessi di non utilizzare più l’espressione post verità (rileggi qui), ma ogni settimana ne abbiamo un esempio più fulgido: appelli a emozioni e convinzioni personali (in questo caso due rigori Juve inesistenti, per Giuntoli) hanno ormai sempre più spesso molta più influenza rispetto ai fatti reali. Cosa si ottiene così? Si ottiene l’abbraccio dei propri tifosi, si regala loro la sensazione di essere stati defraudati dai soliti noti (e un argomento al bar la mattina seguente), si consegna un alibi ai giocatori (“grande prestazione”). Si sposta l’attenzione, in breve.

E non conta assolutamente nulla se l’arbitro ha davvero sbagliato tutto dirigendo la partita più scandalosa della storia, regalando magari 5 rigori ai rivali, o se c’è un unico dubbio su un paio di lievi contrasti nelle rispettive aree.

Il messaggio è passato. Se oggi siete stati in un bar (ma basta qualche social), lo sapete meglio di noi.

 

 

4) I peggiori

Il Napoli si è comportato malissimo. Una delle peggiori pagine di comunicazione mai viste. Dovrebbe comportarsi diversamente, imparare a perdere (una volta non si presenta alla premiazione avversaria, un’altra in conferenza stampa), ma è parte in causa, e abbiamo scritto i motivi per cui lo fa.

Gli opinionisti e tifosi napoletani, con tutto il rispetto, ci interessano il giusto. Hanno ceduto all’appello alle emozioni, fregandosene dei fatti. Non sono i primi, non saranno gli ultimi.

Gli altri tifosi, idem, esattamente come i napoletani; abbiamo detto tante volte come ormai la frustrazione li abbia resi ai nostri occhi indistinguibili: ci troviamo a dovere rispondere al milanista che ci rinfaccia il presunto aiuto di Rizzoli contro l’Inter, al napoletano che ci attacca per la squalifica (poi revocata) di Strootman, all’interista indignato dopo ieri in quanto gli è sembrato di rivivere un vecchio trauma, e così via.

 

I peggiori, dunque, non sono loro. Lì c’è frustrazione, rivalità e ammetto anche il ricorso alle post verità (“dai, lo sanno tutti che nel dubbio aiutano sempre voi”, tu ribatti con Pjanic e Milano, e lì non c’era proprio alcun dubbio, e loro “eh, per una volta quanto la fai lunga”, tu allora gli citi le sconfitte meritate di Genova e Firenze in entrambe delle quali ti sono stati negati rigori e loro “ah, hai pure il coraggio di lamentarti degli arbitri?”, ecc).

 

I peggiori sono di due categorie: la prima è quella dei media apparentemente imparziali. Non ci riferiamo neanche tanto a Varriale, che non trattiene nemmeno un tweet da ultrà, per non parlare di altri antijuventini di professione che ormai ci fanno sorridere. Certo, falsano il gioco anche quelli. Che ci trattano da tifosi (“dai, voi siete troppo tifosi, noi siamo giornalisti”, quando io se fossi al suo posto non farei scoprire il mio tifo neanche a fine carriera, altro che tweet contro l’arbitro), non capendo che ci sono tifosi nettamente più seri e responsabili di loro, in tutte le tifoserie. A questo ormai siamo rassegnati.

 

Parliamo di robe più serie. Per questo parliamo spesso della deriva della Gazzetta, che nella moviola ci dice che il Napoli è stato beffato come l’Inter nel ‘98. Poi scopri che l’ha scritta Vincenzo Cito, che sulla Gazzetta ambisce a essere obiettivo ma su twitter proprio non ci riesce; intanto rimane scolpita la frase della rosea, che trovi pure al bar e per tanti di noi, di altre generazioni, è rimasta quella un po’ sopra le parti.

E invece ormai non è così, diseduca, mette in homepage una decina di link e video sulle proteste e le polemiche, perché sa che la gente clicca quello. Falsa le regole del gioco, perché tra il Mattino/Corsport e Tuttosport sapevamo a che pubblico fossero (siano) indirizzati. Ma la Gazzetta no, un tempo non era così, mentre oggi fomenta, a soli fini commerciali, con la maschera della leggendaria nomea dei tempi che furono.

 

Ci sono i tanti giornalisti nazionali che lavorano parallelamente per le tante radio e tv napoletane, e allora meglio non limitarsi a dire che ieri il Napoli è sparito, la Juve ha dominato, mostrando ancora una volta più fame della rivale. No, meglio dire che su Albiol… così non ti becchi la valanga di insulti che oggi si becca Sconcerti.

 

 

L’altro peggiore, largamente il peggiore, è il sindaco di Napoli. Sarà che siamo ingenuamente ancora legati alle istituzioni, ma non è accettabile che il sindaco di una città dica fesserie sul calcio, sulla “gara costellata da ripetuti errori arbitrali” (cioè?), sugli opinionisti che hanno “raccontato una storia che non esiste”, per chiudere con “difendiamo la città e andiamo a vincere”.

No, caro mio, prenderai pure dei voti, ma sei tutto ciò che disprezzo del populismo.

Perché tra un mese viene la Juve due volte in tre giorni, e tu fomenti l’ambiente, raccontando post verità, criticando opinionisti e chiudendo con “difendiamo la città”, mischiando volutamente la città, che i suoi mille fascini e problemi, e la squadra, che ha altrettante qualità e altrettanti difetti.

E io lo so che ti porta voti, che ti fa comodo, ma sei esattamente l’esempio di chi non vorrei mai come sindaco della mia città. La spudoratezza, l’ammiccamento alla pancia, il mischiare confusamente calcio e vita, dividere il mondo in amici e nemici, il disinteresse assoluto per le possibili conseguenze delle proprie parole: ecco, io vorrei che chi riveste un ruolo istituzionale si comportasse sempre esattamente nel modo contrario.

 

5) Conclusioni

Pensiamo, in conclusione, di essere i più forti da 5 anni e mezzo. Non siamo certi che lo saremo fino a fine stagione, ma al momento è così. Apprezziamo la Roma di Spalletti per come gioca e come si comporta; sbagliò Baldissoni, in quella intemerata successiva alla squalifica di Strootman poi revocata, o Massara che difende le dichiarazioni di odio di Nainngolan, altro che sana rivalità; ma da Spalletti mai sentita una parola fuori posto, e infatti la squadra è pericolosamente continua. Napoli e Inter hanno tanti grandi giocatori, fanno grandi partite, ma fuori non sono ancora all’altezza: lo hanno dimostrato gli alibi con cui Pioli, Giuntoli e alcuni calciatori hanno reagito a sconfitte meritate sul campo, senza alcuno scandalo (post verità a parte). Il Milan è più indietro, e comunque abbiamo visto la tragicomica reazione di Galliani all’aereo in ritardo, che avrebbe dovuto compromettere tutta la stagione del Milan e invece ha preceduto forse la loro miglior prestazione stagionale. Noi siamo così, invece: zitti e lavorare. Agnelli non risponde neanche alle calunnie più velenose. Parla di visioni del calcio più moderno, non può stare a interloquire con De Magistris, Giuntoli e Ziliani. Marotta e Paratici fanno alla grande il loro mestiere, Allegri fa il suo e la società sa riconoscerne il ruolo. Come nel caso Bonucci, in cui Allegri e i dirigenti hanno scelto insieme, mediando, ragionando e trovando la soluzione più adatta. Sul campo, vedete Mandzukic fare il terzino, i difensori alternarsi senza che se ne veda alcun esito, un campione come Marchisio in panchina senza fiatare e così via. Niente proteste per la spinta a Dybala, non ce ne frega niente. Dobbiamo solo pensare a vincere, e così una squadra è sparita e l’altra si è presa la partita.

 

E quindi, ci direte voi? Volete solo applausi?

 

Sì, ci piacerebbe, se ci dimostriamo sempre i più forti e dopo 5 anni di vittorie abbiamo sempre più fame di voi.

 

Se non si può, vorremmo delle polemiche non totalmente slegate dai fatti: perché Muntari era gol, nel ’98 ci furono vari errori in nostro favore, ma un pur minimo e divertito dialogo  diventa impossibile se, in un anno in cui ho avuto solamente due rigori, mi hanno annullato il gol di Pjanic in quel modo, negato diversi penalty in partite poi perse, fate quel pianto greco e quel tono disgustato per Icardi-Mandzukic, la punizione di Chiellini fatta ribattere o quel presunto contatto su Albiol, dicendo che “lo sanno tutti, nel dubbio capitano sempre a voi”.

 

Se non è possibile pretendere anche questo, continuate pure così.

 

Ma sappiate che i 5 scudetti magari diventeranno 10 e che ci apparite frustrati e non lucidi. Che vi stimiamo in altri campi, l’amicizia rimane intatta, ma sul calcio ci sembrate pazzi.

Che apprezziamo sempre di più chi sa mantenere un barlume di obiettività in un contesto del genere.

 

E che le nostre cene, le nostre chat, grazie a Pioli, Giuntoli e De Magistris, alla panolada, alla “primavera in campo al ritorno” e in fondo anche a tutti voi, sono sempre più divertite e divertenti.

L'articolo Come vi guardiamo noi tifosi juventini sembra essere il primo su Juventibus.com.

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zanzisap
27 days ago
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Dj Fabo è riuscito a sottrarsi anche a questo

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Ci sono questioni che più di altre offrono occasione di ricorso a quegli espedienti retorici, noti come fallacie, in grado di dare, almeno agli sprovveduti, parvenza di argomento a un vizio logico, ma nessuna ne consente un impiego così largo come quella relativa all’eutanasia, quasi esclusivamente in suo sfavore, ma non solo, perché anche fra quanti riconoscono all’individuo il diritto di suicidio assistito non mancano coloro – anche per loro, come gli altri, non ha importanza far nomi – che ricorrono all’appeal to popolarity («Oltre il 75% degli italiani è favorevole a una legge sull’eutanasia»), all’appeal to novelty («In tutti i paesi più progrediti il diritto alla “buona morte” è riconosciuto da decenni») o all’appeal to emotion(«Costringere a vivere chi vuole morire è una delle più feroci crudeltà»), il che è robetta rispetto a quanto è vomitato dal fronte opposto, soprattutto con la reductio ad Hitlerum (nella versione classica: «Anche i nazisti ammazzavano i malati cronici dicendo che era per mettere fine alle loro sofferenze»; o nei suoi derivati: «Hitler almeno i disabili li eliminava a gratis») e con lo slippery slope(«Si finirà per sopprimere tutti quelli che lo Stato considererà un peso economico insostenibile»), ma pure all’appeal to authority («Il quinto comandamento è categorico: non uccidere»), all’appeal to belief («Ripugna al comune sentire che un debole debba essere soppresso per il solo fatto di essere un debole»), all’appeal to pity («Il malato terminale ha bisogno di amore, non di un’iniezione letale»), al bandwagon («Una legge che consentisse l’eutanasia opererebbe un’intollerabile pressione psicologica anche su chi non fosse pienamente motivato a ricorrervi»), all’appeal to tradition (nelle diverse forme date alla tradition: «La vita non è nella disponibilità di alcuno», «Una cosa è il gesto pietoso e discreto che i parenti riescono a strappare al medico, un’altra è l’omicidio di Stato giuridicamente configurato», ecc.), al confusing cause and effect («In tutti i paesi dove l’eutanasia è legale il numero di persone che vi ricorrono è in costante aumento») e alle varie forme, isolate o più spesso combinate, di reductio ad hominem, guilt by association e straw man argument (esempio più emblematico: «Dice niente che fra quanti sono in favore dell’eutanasia siano in tanti ad essere anche a favore dell’aborto, del matrimonio gay, dell’utero in affitto e della droga libera?»), sicché si potrà avere un occhio di riguardo per chi frapponga indugio a entrare nel merito della questione, chiedendosi se abbia senso scendere in un dibattito pubblico avvelenato da tante fallacie. Dj Fabo è riuscito a sottrarsi anche a questo.
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zanzisap
29 days ago
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Il mondo sottosopra delle reazioni al video delle rom e i dipendenti Lidl

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Ormai non serve più nemmeno seguire tutto quel mondo di pagine Facebook "degrado" bomberiste con centinaia di migliaia di fan, perché le cose che postano ti appaiono irrimediabilmente nel feed grazie ai like e ai commenti con file di emoji-che-ride-fino-alle-lacrime di quel compagno di liceo che non vedi da anni. Quindi sono sicuro che ormai chiunque abbia visto il video oggetto di questo pezzo.

È comparso ieri pomeriggio. Tre dipendenti di un LIDL a Follonica, in provincia di Grosseto, hanno sorpreso due donne di etnia rom che rovistavano in un cassonetto all'interno del supermercato e hanno deciso di chiuderle nel locale della pattumiera e di fare un video, che poi è stato pubblicato da "Non sono bello ma spaccio," "Welcome to favelas" e molte altre pagine.

Non l'ho guardato subito, e quando l'ho fatto l'ho guardato anche diverse volte per riuscire a rendermi conto di che roba fosse. Perché il video in sé è agghiacciante. Non credo che ci sia molto da dire al riguardo e non credo che ci sia modo di dirlo senza sembrare Saverio Tommasi. Basta guardarlo. Ma la cosa più agghiacciante sono i commenti—migliaia e migliaia di commenti, e praticamente tutti di elogio. Nei video condivisi su pagine e profili privati, la divisione non è tra chi dice che hanno fatto bene e chi dice che hanno fatto male, ma tra chi avrebbe voluto bruciare le due rom e chi invece si sarebbe accontentato solo di pisciargli addosso.

Poco dopo la diffusione del video LIDL Italia ha pubblicato uno status in cui dice di distanziarsi dal fatto condannando l'accaduto e annuncia l'intenzione di prendere provvedimenti. Anche sotto questo post c'è stata una valanga di commenti e anche in questo caso erano praticamente tutti contrari—su questo tono: "se licenziate i due ragazzi non metterò mai più piede nella vostra catena," "fateli subito dirigenti," "vergognatevi, proteggete i ladri invece che i vostri dipendenti."

"Com'è possibile una cosa del genere?" è stata la prima domanda che mi sono fatto e che mi sto facendo ancora adesso. Non parlo nello specifico della violenza dei commentatori, quella la conoscevo già e in un certo senso me l'aspettavo—per quanto brutto possa suonare—essendo un video in cui compaiono rom ed essendo i rom una delle categorie che attirano più odio. La cosa che mi ha sconvolto sono state le dimensioni del fenomeno. 

Per una persona che su Facebook ci sta per guardare le foto dei suoi amici e si chiede come mai tutti siano così presi ad analizzare il testo della canzone che ha vinto Sanremo, vedere questo video e passare un po' di tempo a scorrere i commenti è un'esperienza allucinante—sembra che il mondo sia totalmente sottosopra. Almeno, la mia reazione è stata questa.

Un'altra cosa che mi ha colpito è stata la leggerezza con cui il tutto è stato fatto passare—sotto il video ci sono commenti tipo "massì, fatevela una risata ogni tanto," e già da ieri circolano decine e decine di meme con i frame del video.

Ora, non voglio sembrare Selvaggia Lucarelli ma se da una parte chiunque sa che Facebook non è il posto dove l'utente medio si distingue per la consapevolezza delle conseguenze di ciò che fa, dall'altra non mi aspettavo queste reazioni per quello che—per gli inquirenti—potrebbe configurarsi come un sequestro di persona (secondo i carabinieri di Follonica, "entrambi i giovani [ripresi nel video] non sembrano essersi resi conto della gravità del loro comportamento" e a quanto pare non avrebbero nemmeno chiamato la polizia—anche se poi hanno riferito di aver sorpreso le due rom a rubare e di averle per questo "bloccate in attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine, prontamente avvertite").

Alle considerazioni fatte finora se ne aggiunge un'altra: il fatto che il clima di odio nei commenti sia così forte porta le persone 'normali'—più che negli altri casi—a non commentare. Nella quasi totalità dei video condivisi che ho visto, questo tipo di interventi era in netta minoranza e spesso subissato dagli insulti e le accuse di buonismo di chi invitava a "dare fuoco a quelle due."

Il che rafforza ulteriormente l'impressione di un blocco monolitico. E il fatto che una cosa di questo tipo abbia potuto subito trovare una copertura politica, con Salvini che stamattina ha condiviso il video esprimendo "sostegno, anche legale" ai suoi autori, mi fa venire la tentazione di nascondermi in soffitta.

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zanzisap
33 days ago
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